Tutelare i diritti sulle nostre opere

Dopo aver prodotto un’opera musicale, è necessario registrarla per proteggere i diritti d’autore sulla paternità dell’opera e del suo eventuale sfruttamento economico.

In quali casi è opportuno proteggere i propri brani? A chi rivolgersi? Bisogna iscriversi alla SIAE? Quali sono le principali licenze per distribuire la propria musica? …e soprattutto: quali passi bisogna compiere per fare tutto questo praticamente?

Capita spesso che alcuni miei amici su facebook, che come me fanno musica, mi facciano domande di questo tipo, cioè mi chiedano consigli su come proteggere le loro opere da eventuali plagi o furti di attribuzione, mostrando preoccupazioni e cercando informazioni su come proteggerle, spendendo il meno possibile o nulla.

Copy

È un tema molto delicato, per cui è importante documentarsi, ma anche cercando in rete talvolta rimangono dei dubbi o delle domande.

Dunque cercherò di fare chiarezza una volta per tutte su:

  • quali sono le licenze disponibili con cui rilasciare la propria musica,
  • come fare per proteggere praticamente le proprie opere, e infine,
  • quali sono le principali società o associazioni per la tutela dei diritti sulle opere musicali.

Cercherò di approfondire queste tematiche quanto basta per farvi scegliere in modo consapevole la strada giusta (si spera).
Se poi avrete ancora dei dubbi o domande specifiche potete lasciare un messaggio in fondo all’articolo, cercherò di rispondere a tutti.

 

 

Cos’è il copyright

DirittiIl Copyright, detto anche diritto d’autore, è un istituto giuridico, quindi riconosciuto per legge, che ha lo scopo di tutelare i frutti dell’attività intellettuale di un opera, nel nostro caso un’opera musicale.

Questa tutela si manifesta attraverso il riconoscimento di una serie di diritti all’autore.

L’uso di questi diritti permette, tra le altre cose, di remunerarsi attraverso lo sfruttamento commerciale dell’opera stessa e di essere riconosciuti come autore.

 

 

Licenze Creative Commons (CC)

Creativ commonsCreative Commons (CC) è un’organizzazione statunitense no-profit che con le sue licenze rende possibile il riutilizzo di opere, cioè si possono condividere senza infrangere le leggi esistenti.
Esistono diversi tipi di licenze CC.
Ognuna di queste fornisce un particolare permesso di condividere e utilizzare un’opera in base a determinate condizioni.
Le licenze CC trasformano la tradizionale frase “tutti i diritti riservati” ad “alcuni diritti riservati“, quindi non sono un’alternativa al copyright, ma modificano i termini di copyright classici per soddisfare le esigenze degli autori.
Le licenze Creative Commons permettono agli autori che detengono i diritti di copyright di trasmettere alcuni di questi diritti al pubblico e di conservarne altri.

Esistono quattro opzioni che permettono facilmente di riconoscere i diritti vantati dall’autore, questi sono:

 

Attribuzione (BY) 

Bisogna sempre indicare l’autore dell’opera (attributo obbligatorio) in modo che sia possibile attribuirne la paternità.

Non commerciale (NC)

Non sono consentiti usi commerciali dell’opera.

Non opere derivate (ND)

Non sono consentite elaborazioni dell’opera

Condividi allo stesso modo (SA)

Si può modificare l’opera ma l’opera modificata deve essere rilasciata secondo le stesse condizioni

 

Dalla combinazione di queste quattro opzioni appena viste, esistono sei tipi di licenza tra cui scegliere riportate nella figura qui sotto:

screen ccPer maggiori info visitate il sito ufficiale italiano http://www.creativecommons.it

 

Generalmente gli utilizzi non commerciali sono da consigliarsi per aiutare a promuovere i nomi degli autori, specialmente all’inizio della loro carriera.

Usare le licenze Creative Commons vi consentiranno di diffondere più facilmente la vostra musica, grazie alla condivisione legale, che potrebbe aiutarvi a farvi conoscere.

Per usarle non dovrete fare registrazioni o fare richieste di certificazione a qualche “ente preposto”, dovrete semplicemente scrivere la vostra licenza CC nella descrizione, o ancora meglio, inserire la licenza negli appositi tag del file mp3 condiviso.

Per una cosa fatta bene andrebbe anche riportato il link delle note legali.

Per esempio, se volete rilasciare un brano con licenza BY-NC–ND sarebbe meglio indicare in descrizione il seguente link: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/

 

A titolo di completezza sappiate che esistono anche altre organizzazioni che offrono licenze simili a quelle di Creative Commons.

Ad esempio Design Science License, Against DRM, Licenza Arte Libera.

Tuttavia queste licenze sono poco conosciute, poco usate e non aggiungono caratteristiche importanti che ne giustifichino il loro uso a discapito delle Creative Commons.

 

 

La paura del plagio

La paura generalmente comincia a farsi sentire nel momento in cui spedite i vostri demo alle etichette discografiche, sperando di essere scelti per firmare un contratto con loro, con conseguente promozione e pubblicazione negli store, o di ricevere una richiesta di licenza di utilizzo in qualche particolare media (documentario, spot, videogioco, sigla, trailer, ecc).

Ho sentito di persone che temevano che l’etichetta discografica, invece di contattare l’artista, riutilizzasse questi demo in modo illecito.

Posso assicurare queste persone che non c’è nulla da temere nella stragrande maggioranza dei casi.

Considerando l’enorme quantità di nuova musica prodotta quotidianamente nel mondo, non succede praticamente mai che un pezzo inedito e sconosciuto venga “plagiato”.

Piuttosto potrebbe essere più facile per una composizione famosa.

Nonostante questa premessa rassicurante è comunque utile proteggere in qualche modo le nostre composizioni musicali.

Nel prossimo paragrafo vi spiegherò come si fa in pratica a proteggere la vostra musica.

 

 

Come si protegge la paternità di un’opera

Abbiamo appena visto che cos’è il copyright e abbiamo dato uno sguardo alle innovative licenze Creative Commons.

Ma per fare in modo che la vostra musica sia effettivamente riconducibile a voi, in quanto autori, dovrete produrre una certificazione che attesti tale diritto, insomma l’opera va registrata.

Essenzialmente ci sono vari sistemi per registrare un opera, ne spiegherò alcuni (i più comuni) qui di seguito:

 

Nonostante sia la passione il principale motore che mi spinge a scrivere guide di questo tipo, questo comporta anche un grande dispendio di tempo ed energie.
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SPEDIRSI UNA RACCOMANDATA DA SOLI

RaccomandataAttraverso una semplice raccomandata è possibile certificare una “data certa” di un vostro spartito o CD audio.

Quindi potete impacchettare una busta ben sigillata e spedirla tramite raccomandata con ricevuta di ritorno al vostro indirizzo di casa.

Conservate tutto così come vi è arrivato, lasciando intatti i sigilli del pacco.

Nel caso un giorno servisse dimostrare che in una certa data voi avevate già prodotto un’opera, avrete in questo modo l’opportunità di farlo davanti a un giudice.

Questo metodo è sicuro, a detta di molti.

Tuttavia può comportare diversi spiacevoli imprevisti, come lo smarrimento del pacco, il deterioramento dei sigilli o del contenuto, eventuali problemi che potrebbe sollevarvi il giudice, ecc…

Per cui, oltre che essere un sistema molto antiquato, risulta anche poco affidabile.

Lo sconsiglio decisamente, nonostante ci sia il vantaggio di essere molto economico.

 

PORTARE SPARTITO E SUPPORTO DAL NOTAIO

NotaioSe porterete il vostro spartito e il vostro supporto su cui è registrato il brano ad un notaio, ovviamente lui vi chiederà una cifra variabile che può arrivare fino a 200 euro per certificare che effettivamente l’avete scritto voi (capirai che sforzo) registrandone anche la data e l’ora.

In caso di future controversie con altri autori si andrà a vedere chi l’ha registrato prima.

Questo metodo è più costoso della raccomandata, ma in caso di problemi avrete sempre l’appoggio di un notaio, che dovrebbe capirne più di voi (di leggi sui diritti d’autore, non di musica, ovviamente).

Mi sento di sconsigliare anche questo metodo, antieconomico e poco pratico.

 

 

ISCRIVERSI ALLA SIAE

La SIAE è una collecting society, ovvero una società che gestisce anche lo sfruttamento patrimoniale delle opere, quindi avete due vantaggi:

  1. dimostrate la paternità di una vostra opera, perché la SIAE depositerà le vostre opere,
  2. riceverete anche dei proventi dalle pubbliche esecuzioni, dalle vendite dei dischi e dalle messe in onda sulle tv e radio censite.
    Per i proventi in Italia la SIAE detiene il monopolio, quindi non ci sono alternative, o meglio, ci sarebbero ma non sono società italiane.

Può essere consigliabile iscriversi alla SIAE solo in determinati casi e a certe condizioni.

Parleremo della SIAE in maniera più approfondita in un paragrafo successivo, in quanto il discorso è molto vasto.

 

 

USARE COPYZERO

CopyzeroCopyzero è un’associazione italiana no profit che si occupa di registrare online il copyright di una vostra opera.
È un metodo molto economico che in pratica consente di apporre la firma digitale su di un file, così da poterne dimostrare la paternità a una certa data.
Il costo parte da un minimo di 5 euro, in forma di donazione, che consentono di registrare fino a 5 file archivio (ad esempio rar, zip, gz, ecc…) da 10 mega ciascuno.
All’interno dei file archivio avrete lo spazio per inserire il vostro mp3 o il vostro pdf  dello spartito o qualsiasi altra cosa possa rappresentare la vostra composizione.
Potrete inserire anche diversi brani per ogni archivio, basta non superare i 10 MB previsti.
Ad ogni file inviato sarà apposta una marca temporale (avente valore legale) emessa da un certificatore accreditato presso l’AgID e quindi vi verrà rispedito indietro.
Voi non dovrete fare altro che conservare il vostro file.

Per maggiori info: http://www.costozero.org/wai/u2.html

 

 

USARE PATAMU

patamuUn’altra strada simile a Copyzero la offre Patamu, che è un’altra associazione italiana no profit (come Copyzero), e che in più offre anche assistenza legale.

Patamu offre i suoi servizi gratuitamente, ma consiglia una donazione minima di 10 euro all’anno.

Con l’iscrizione sono disponibili 5 marcature ogni anno, da 20 MB ciascuna.

Esistono anche account che offrono maggiori servizi.

Per maggiori info: https://www.patamu.com/index.php/it/it-servizi/tutela-dal-plagio/tipi-account

 

 

 

Come si acquisisce il diritto d’autore

Quelle appena viste sono solamente delle precauzioni per assicurarsi una solida prova di anteriorità, nel malaugurato caso in cui qualche furbetto voglia spacciare per sua una nostra opera.

In altre parole, si tratta di meccanismi che permettono al legittimo autore di dimostrare di essere arrivato prima di tutti gli altri pretendenti.

Tuttavia, non sono questi procedimenti a far nascere i diritti d’autore.

Il diritto d’autore si ottiene semplicemente nello stesso momento in ci si crea un opera musicale.

Quindi quando completate una canzone secondo la legge italiana siete automaticamente titolari del diritto d’autore della vostra opera.

La legge italiana non parla da nessuna parte del simbolo © di Copyright, non prevede “registrazioni”, timbri, firme o altro, ma dice unicamente questo:

Articolo 6 legge 633/41 : “Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale.”

Quando pubblicate un qualsiasi lavoro, dovrete ricordarvi di fare in modo che sia sempre possibile risalire a voi.

Se pubblicate una vostra traccia su Soundcloud o Youtube inserite il vostro nome nel titolo e nella descrizione, questo vi attribuirà la paternità dell’opera per legge.

Inoltre sarebbe una buona abitudine specificare sempre in descrizione se l’opera è rilasciata su licenza Creative Commons o Copyright tradizionale.

 

 

È necessario iscriversi alla SIAE?

siaeQuesta è la domanda che sento rivolgermi più in assoluto.

Molta gente appena comincia a comporre dei brani, vuole subito iscriversi alla SIAE senza capire bene cosa comporti e quali siano i reali pro e contro, perciò è consigliabile documentarsi bene.

Ad esempio, una volta iscritti siete obbligati a depositare in SIAE tutte le opere da voi composte senza poter scegliere la licenza di distribuzione, la SIAE contempla solo il copyright tradizionale (il Creative Commons non lo potete usare), addirittura è vietato agli iscritti concedere l’utilizzo gratuito delle opere anche in eventi di beneficenza.

Come ho scritto in un paragrafo precedente, l’iscrizione delle vostre opere in SIAE comporta sia la registrazione vera e propria, sia la ricezione dei proventi.

Se volete iscrivervi per i proventi purtroppo dovrò deludervi, perchè statisticamente la stragrande maggioranza degli iscritti alla SIAE (oltre il 99 percento) non trae in realtà alcun vantaggio economico, o quasi, dalla propria iscrizione.

La ridistribuzione dei proventi sull’uso delle opere SIAE è gestita in modo “oligarchico”: solo chi arriva ad una radio nazionale o in televisione ha dei reali benefici, tutti gli altri sono praticamente tagliati fuori.

Se invece vi volete iscrivere semplicemente per tutelare la paternità dei vostri brani (cioè i “diritti morali”), esistono moltissime alternative valide, più pratiche e meno limitative. Dimostrare la paternità della vostra canzone è possibile anche senza SIAE.

L’iscrizione potrebbe essere una scelta conveniente nel caso in cui (ve lo auguro) un’etichetta italiana vi proporrà di firmare un contratto per vendere la vostra musica, e supponete che effettivamente poi verrà venduta in quantità apprezzabile (non solo 15 copie). La vendita di tali release potrebbe realmente portarvi dei benefici economici. Viceversa ve lo sconsiglio. Potrete sempre iscrivervi successivamente, se si verificheranno le condizioni.

Da gennaio 2015 l’iscrizione alla SIAE è diventata gratuita (o meglio solo 32 euro una tantum) per chi non ha ancora compiuto i 30 anni d’età. Al compimento del trentesimo anno, gli autori saranno tenuti al versamento delle normali quote annuali: 152 euro l’anno per l’associazione, più 61 euro per il mandato.

Maggiori info: https://www.siae.it/it

 

Altre collecting society per lo sfruttamento economico

Abbiamo detto che in Italia la SIAE detiene il monopolio, ma all’estero esistono anche altre organizzazioni preposte alla riscossione dei proventi delle opere musicali, che quindi fanno riferimento alle normative estere che potrebbero differenziarsi da quelle italiane.

Tutte queste collecting societies a livello mondiale sono in rapporto di reciprocità, questo significa che ognuna è aggiornata sul catalogo delle altre compagnie e ne tiene conto per lo sfruttamento economico.

Se si esegue o si vende in Italia un brano di un artista inglese, si dovrà pagare comunque la SIAE, che poi redistribuirà la parte di diritti dovuta alla collecting society inglese di competenza.

Viceversa per i brani depositati in SIAE ma venduti o eseguiti all’estero: questi brani saranno gestiti dalla società di quel paese, che incasserà i proventi e li distribuirà alla SIAE.

Molti artisti italiani hanno scelto di iscriversi ad una di queste collecting society estere, come scelta alternativa alla SIAE.

 

Vorrei ribadire lo stesso discorso fatto in precedenza per la SIAE: iscriversi a queste società estere ne vale la pena però solo nel caso in cui i vostri pezzi saranno effettivamente venduti nei negozi, andranno in TV o in radio o in pubbliche manifestazioni, altrimenti non avrete proventi da riscuotere e quindi l’iscrizione sarebbe una spesa inutile.

Per fare alcuni esempi, c’è la GEMA (in Germania, http://www.gema.de/engl), la SABAM (nel Belgio, http://www.sabam.be) , la SGAE (in Spagna, http://www.sgae.es) e la MCPS-PRS (in UK , http://www.prsformusic.com/).

Queste alternative citate danno una tutela perlomeno equivalente alla SIAE per quanto riguarda i proventi.

Se si conta di coprire gli USA, una delle più grandi è la BMI, la cui iscrizione è completamente gratuita, ma i cui proventi sono tassati doppio, cioè sia negli Stati Uniti che in Italia, questo perchè si trova fuori dalla comunità europea. Per affidarsi alla BMI è possibile ottenere una delega della SIAE (infatti se si è iscritti alla SIAE, a questa spetterebbe l’esclusiva del trattamento dei vostri diritti d’autore).

Se c’è qualcuno che ne sa di più, che scriva nei commenti: ne trarremo giovamento tutti.

 

Conclusioni

La tutela delle vostre opere deve essere considerata come uno “strumento di deterrenza a priori” per dissuadere potenziali sfruttamenti commerciali non autorizzati delle vostre composizioni.

Se siete all’inizio della vostra carriera compositiva, per il momento vi consiglio di non preoccuparvi troppo del copyright, pubblicate tranquillamente su Souncloud, Youtube, Facebook e vari canali social, ricordandovi sempre di specificare il vostro nome nel titolo.

Se invece avete intenzione di spedire le vostre tracce ad un’etichetta discografica in forma di demo, sarà più che sufficiente marcare le vostre opere usando uno dei metodi visti nell’articolo. In questo caso conviene non pubblicare nulla e lasciare inedita la vostra opera, perché così l’etichetta sarà più propensa a venderla.

Spero che con questa lettura ora abbiate qualche elemento in più per capire come gestire il copyright sulla vostra musica, un quadro chiaro sul tema dei diritti d’autore in ambito musicale.

Se volete potete lasciate un messaggio qui sotto per commentare o chiedere qualche chiarimento.

 


 

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Ezio Cori

Ezio Cori

Musicista, compositore, blogger. CEO di crearemusica.net. Compongo musica orchestrale, trailer e soundtrack. Ho pubblicato i miei lavori con lo pseudonimo di Ezietto. Creo musica usando e "programmando" esclusivamente strumenti digitali. Ho collaborato recentemente con diverse associazioni per produzioni di trailer e soundtrack e con alcune importanti etichette discografiche per produzioni uplifting-trance. Ho sempre studiato musica e ricercato tutto ciò che poteva essere utile, sia musicalmente che dal punto di vista tecnologico, per perfezionare al meglio le mie composizioni. Ascolta le mie tracce su Souncloud

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19 Commenti su “Tutelare i diritti sulle nostre opere

  • Salve Ezio, sono indeciso se iscrivermi alla siae o a patamu…
    Come si crea la marcatura temporale su patamu? Si manda un file? É complicato?

    • Ciao Giampiero, grazie del commento.
      Come ho scritto nell’articolo, la scelta dipende dall’uso che si farà della tua musica: se pensi che il tuo pezzo verrà usato in qualche importante manifestazione, andrà in radio o TV, verrà venduto su CD con distribuzione italiana, allora devi iscriverti alla SIAE per ricevere i proventi, altrimenti l’iscrizione è una spesa inutile, lascia perdere, è sufficiente che registri le tue opere con una marcatura (tipo Patamu o Copyzero) senza ricorrere alla SIAE. Ricordati inoltre che se ti iscrivi alla SIAE non puoi più licenziare in Creative Commons, quindi perdi anche questa opportunità.
      Con Patamu marcare un’opera è semplicissimo, esiste una procedura guidata che ti fa inserire passo-passo tutti i dati necessari, come ad esempio il titolo, la licenza, il tipo e poi ti chiede di inserire il file mp3, dopo aver inserito tutti i dati e averli controllati esegui la marcatura, cioè verrà creato un archivio protetto e marcato direttamente da loro. Il tutto ad un prezzo ridicolo.
      Trovi info più dettagliate e un video-tutorial in italiano a questo indirizzo: https://goo.gl/foh1Wc

  • Ciao volevo sapere, se per uscire con una label devo perforza essere iscritto alla SIAE. E volevo chiedere anche se posso pubblicare con una label anche se io sono minorenne?

    • Ciao Michele. Normalmente non occorre essere iscritti alla SIAE, ti verrà semplicemente richiesto di firmare un contratto dove vengono specificate le percentuali dei tuoi proventi e altre clausole legali.
      Se sei minorenne dovrai comunicarlo all’etichetta, la quale, oltre alla tua firma sul contratto, chiederà anche quella di un genitore o tutore.

  • Ciao, ho letto il tuo blog, tutto chiarissimo, la domanda è questa : col mio gruppo pubblico un CD autoprodotto di 12 brani, 3 composti da tizio, 3 da Caio (entrambi inscritti SIAE), 3 tradizionali e quindi NON soggetti a diritto di autore e 3 miei …io NON sono iscritto SIAE e tutelo i miei brani con COPYZERO (ad esempio)…cosa scrivo nella modulistica SIAE x avere i famigerati bollini?
    Metto il mio nome sul brano, ok, ma devo specificare qualcosa? come? Grazie!

    • Ciao Massimo.

      In caso di cd “misti” contenenti sia opere depositate che non depositate, non sono sicurissimo, ma nel modulo di richiesta potresti inserire una nota affianco al titolo con scritto “Questo brano non è depositato in nessuna collecting societies”.

      Ciò che dichiari nel modulo richiesta bollini serve per quantificare i compensi per il diritto d’autore. Se i brani non sono depositati non ci sono compensi da ripartire.

      L’iscrizione a copyzero non ti dà diritto a royalties, quindi sui tuoi pezzi ci guadagni solo dalla vendita del CD, senza essere remunerato anche dalla siae.

      Il costo aggiuntivo per ogni bollino aumenta in base alla durata complessiva dei brani che dichiari, quindi se inserisci anche i brani non depositati senza specificarlo potrebbe venire conteggiato del tempo in più che non è in realtà da conteggiare ai fini del costo del bollino.

      Prova a richiedere maggiori info alla siae stessa: drmcentralizzato.mfv@siae.it

  • Grazie Ezio, il corrispondente telefonico dell’elettroindirizzo che mi hai dato (SIAE centrale di Roma) mi dice questo : sul modulo di label copy sotto “autore” devo indicare gli autori senza ulteriori specifiche, poi devo allegare a tutta la documentazione una dichiarazione in carta libera con tutti i miei dati personali (al fien di evitare omonimie) dove scrivo che i brani per cui si chiede licenza/bollini di mia composizione NON sono depositati presso la SIAE o altra società, spero questo sia utile a tutti, ciao.

  • Ciao Ezio, ho letto il tuo articolo che reputo più che soddisfacente, preciso, chiaro e completo.
    Se può interessarti, anche se condivido che la raccomandata sia un metodo economico ma vulnerabile e debole per dimostrare la proprietà intellettuale di un’opera, ti riporto quanto da me scritto in occasione della pubblicazione di “Aria 2012″:
    RACCOMANDATA AR
    Padova 24 gennaio 2012

    Allegato alla presente raccomandata mi sono inviato un CD contenente i cinque brani musicali di seguito elencati; lo scopo se il caso lo richiedesse, sarà quello di dimostrare che sono stati da me personalmente composti dove abito in questo momento, presso l’indirizzo civico indicato sia per il mittente che per il destinatario di questa raccomandata, con la mia strumentazione elettronica di casa comprendente DAV dedicata (PC, Windows XP, Sonar8) tastiera Korg O1W FD, e strumenti VST, VSTi.
    I brani sono stati da me liberamente ideati e composti al fine di ottenere una colonna sonora per un breve filmato creato da mio fratello Arch. B.G. e che verrà proiettato, a scopo catechistico-didattico, alla Rassegna Internazionale di Illustrazione “I colori del Sacro – Aria”, allestita presso il Museo Diocesano di Padova, che si svolge dal 20 gennaio 2012 a giugno 2012.
    I cinque brani sono i seguenti:
    -The Fly to Space
    -The Desert Land
    -The Wait
    -Byrdfly
    -Revalations of the Tail

    Nella convinzione di aver creato un’opera unica ed inesistente finora, spero di non aver violato involontariamente i diritti di alcun compositore, ne tantomeno plagiato i diritti dei legittimi proprietari di altri brani esistenti e comunque a me sconosciuti; ho protetto questi brani con licenza Creative Commons (CC) visionabile all’URL: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/. e pubblicati sul sito “Internet Archive” URL: http://www.archive.org/details/Aria2012 alla voce “Aria2012”dal giorno 24 gennaio 2012. Mi riservo l’eventuale deposito presso la SIAE di Padova.
    L’utilizzo illecito di tali brani o il mancato rispetto delle limitazioni previste dalla licenza CC potrà essere perseguito legalmente a fini di rivalsa sulla propietà intellettuale e sui diritti d’autore.
    Questa raccomandata verrà aperta solo in presenza di un legale mio rappresentante o di un notaio assieme alla controparte coinvolta nella violazione.

    Concludo aggiungendo che mi informerò se esista la possibilità di inviare anche ad un avvocato o notaio una copia della raccomandata di tutela per una custodia e garanzia legale ulteriore e con spese limitate.

  • Ciao Ezio,

    Grazie per l’articolo, molto utile! Mi è rimasto solo un dubbio… se creiamo un CD con brani inediti con licenza Creative Commons Non Commerciale, possiamo vendere i CD? Se il mio obiettivo è farmi conoscere ed incentivare la diffusione dei brani (con riportato sempre il nome dell’autore) e guadagnare dalla eventuale vendita dei cd, che licenza devo usare?

    Grazie

    • Certo che puoi venderlo, ricordati di applicare un bollino siae per ogni CD che masterizzi.
      Infatti il bollino SIAE va sempre applicato (anche per i supporti contenenti brani in CC), in quanto è previsto dalla legge, e la sua mancata applicazione è penalmente perseguibile.
      Se il CD lo devi regalare puoi comprare i “bollini per copie omaggio” per cui 100 bollini costano 1,80 euro.
      Se invece lo devi vendere devi usare i bollini “regolari” che costano 3,10 euro per cento bollini.
      Questi prezzi che ti ho scritto si applicano SOLAMENTE se i contenuti che vuoi utilizzare (tuoi o non tuoi, non importa) non sono depositati in SIAE.
      Questi prezzi infatti possono crescere di molto qualora il CD contenga musica con diritti d’autore.
      Il bollino, viene attualmente rilasciato da tutte le Sedi regionali SIAE, a cui ti consiglio di rivolgerti anche per maggiori informazioni.
      Spero di aver chiarito i tuoi dubbi.

      P.S. Se devi vendere i CD usa la licenza CC BY.

  • Buongiorno Ezio volevo chiedere posso ugualmente mixare nei locale senza uso di borderò e accordando con locale riscossione delle royalties? Grazie

    • In teoria senza il borderò non potresti realizzare la serata. Mi pare che la siae dia l’indicazione di fare sempre i borderò (minacciando sanzioni), anche in caso di musica libera da copyright.
      Tuttavia c’è un vuoto normativo sulla legge che regola questa cosa.
      Ragionando di logica, il borderò non avrebbe senso se fai musica non depositata. Quali titoli dovresti scrivere nel borderò se non sono depositati?
      Però le leggi vanno rispettate, ti consiglio di telefonare all’ufficio siae della tua regione, spiegare la situazione e sentire cosa ti dicono. Fossi in te non rischierei.

  • Grazie Ezio del tuo prezioso articolo!
    Ho 51 anni dopo 20 anni di pausa con altri 4 amici per gioco abbiamo formato una rockband.
    E visto che circa 23 anni fa ho scritto alcuni testi ho deciso di musicarli (alcuni già abbozati musicalmente) ed eventualmente esibirli in pubblico!
    Credo che mi affiderò a PATAMÙ per una tutela della paternità dei brani!
    Se hai dei consigli da darmi in più li accetto molto volentieri!

    • Tutto quello che so l’ho scritto nell’articolo qui sopra. Patamu è un’ottimo sistema per registrare i tuoi pezzi e dimostrare che sono tuoi in caso dovessi intraprendere azioni legali contro il plagio. Se non devi vendere dischi non serve la SIAE. Ti auguro tanto successo e tante soddisfazioni in ambito musicale. Non è mai troppo tardi per ricominciare a suonare. Salutami gli altri tuoi 4 amici della band e grazie per avermi scritto.

    • Sono due cose diverse. Patamu offre semplicemente una registrazione digitale delle proprie opere, in modo da poter dimostrare un domani di essere stato il primo ad aver registrato quell’opera e quindi ad esserne il creatore e legittimo detentore dei diritti, ma si ferma lì. Invece Soundreef è una vera e propria collection society (cioè tipo la SIAE), nel senso che, oltre a registrare la paternità dell’opera, attribuisce (e paga) anche i compensi ai titolari dei diritti nei casi in cui l’opera venga trasmessa in radio, in televisione, all’interno di un film, nelle pubbliche esecuzioni, nei dischi venduti, ecc…, così come avviene per altre collection societies europee. Soundreef infatti è inglese, e non italiana. In Italia infatti c’è solo la SIAE (in regime di monopolio).

  • Veramente un ottimo blog, grazie di cuore per le informazioni!
    Vorrei farti solo una domanda, per integrare la risposta fatta a Barbara: se faccio licenza CC (BY-NC-ND), per quanto riguarda NC cioè il ‘non-commerciale’, io posso venderlo con bollini SIAE ok, ma se volessi che negozi di musica nella mia città vendessero il mio CD (ad un prezzo che concordo con loro) potrei farlo? o occorrono deleghe speciali tipo il CC+ (permesso per uso commerciale, cito da Wikipedia)?
    E poi un’altra perplessità riguardo Patamù.. se per caso, come talvolta capita con i siti, Patamù chiudesse e io ho registrato il mio album in licenza CC con Patamù, cessano anche i miei diritti?
    GRAZIE

    • Per quanto riguarda la licenza NC di Creative Commons, non significa che non puoi più utilizzare per fini commerciali quel tuo brano. Con la postilla “NC” concedi a tutti di usarlo liberamente, purché lo facciano senza fini commerciali. In sostanza non devono venderlo o ricavarci utili economici. Però tu puoi sempre usare il tuo brano come meglio credi, anche per fini commerciali. Sono gli altri che sono limitati all’uso non commerciale, non tu. Suppongo che una scrittura privata da te firmata (cioè un contratto) possa bastare per concedere espressamente a terzi lo sfruttamento commerciale di un tuo brano. Ma se vuoi essere certo dovresti rivolgerti ad un legale.
      Per rispondere alla tua seconda domanda, non è Patamu che ti da i diritti. I tuoi diritti di paternità su un’opera sono tuoi per natura dal momento in cui l’hai creata. Tu devi solo riuscire a dimostrarlo in caso qualcuno lo metta in discussione. Patamu fornisce una “dimostrazione” che tu hai depositato un brano in una certa data dichiarandolo come “tuo”. Se più persone dichiarano di essere gli autori, la legge prevede che venga attribuito a chi l’ha depositata prima. Tu puoi fornire la data della registrazione davanti a un giudice.

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