Il mondo del solfeggio: Consigli pratici

Premessa

In questo articolo, Giorgio Magistroni vi darà alcuni consigli pratici sul solfeggio, argomento ben noto agli studenti di conservatorio e agli appassionati di composizione, ma anche ai musicisti in generale.

Purtroppo, chi non avesse mai visto un pentagramma in vita sua, se non magari di sfuggita o per caso, potrebbe trovare difficili alcuni concetti qui esposti.

Ma non preoccupatevi!

Il linguaggio e i concetti sono stati semplificati al massimo per renderli comprensibili a chiunque.

Un’ultima cosa prima di lasciarvi all’articolo di Giorgio: vorrei spiegare cos’è il solfeggio, a beneficio di quei pochi lettori che magari ancora non lo sanno.

Il solfeggio è un esercizio che consiste nella lettura di un pezzo musicale da uno spartito, ma anziché suonarlo su uno strumento musicale (come un pianoforte o una chitarra) viene rappresentato mediante dei movimenti ritmici delle mani e contemporaneamente con la lettura ad alta voce delle note.

Risulta utile per prendere dimestichezza con lo spartito, le note, i ritmi, ecc. È molto usato anche dai musicisti più esperti, in quanto serve a prepararsi i passaggi molto elaborati prima di eseguirli sullo strumento.

Bene, ora lascio la parola a Giorgio.

solfeggio chiavi e note

Lezioni di solfeggio

Ammettiamolo…è difficile trovare molti musicisti che alla domanda: “com’erano le lezioni di solfeggio?” rispondano: ” fantastiche!”, “divertenti!”, ecc.

Effettivamente, per gli studenti di musica questa materia è stata sempre vista come una sorta di bestia nera da sconfiggere il prima possibile. Personalmente parlando, vorrei darvi alcuni consigli sul come affrontare il solfeggio, ma soprattutto, sul come apprezzarlo.

L’approccio alla materia avviene normalmente nei conservatori e nelle accademie di musica più incentrate e ricercate (alcune accademie non praticano il solfeggio come materia a sè stante).

Generalmente si parte dal più classico dei metodi: il Pozzoli. Diviso in vari volumi, propone un’inizializzazione al solfeggio più semplice, per poi arrivare alle sue fasi più complesse.

Tipi di solfeggio

La materia si può dividere in vari “esercizi”:

Semplice

una sola linea pentagrammata in una qualsiasi delle chiavi utilizzabili;

Endecalineo

lettura pianistica,due pentagrammi sovrapposti rispettivamente in chiave di violino ed in chiave di basso;

Setticlavio

lettura di tutte e sette le chiavi del sistema musicale;

Ritmico

privo di note, consiste nella lettura di pattern ritmici.

Tutte queste tipologie fanno parte del cosiddetto solfeggio PARLATO.

Vi è inoltre un’altra tipologia di solfeggio chiamata CANTATO, dove si va appunto a cantare le note durante il solfeggio (di per sè i solfeggi cantati sono come piccoli pezzi canori).

Movimenti della mano destra

Ora che abbiamo esplorato i vari tipi di solfeggio, passiamo all’atto pratico della materia. Durante il solfeggio, la nostra mano destra dovrà compiere dei particolari movimenti. Il movimento potrà essere un semplice “sù giù” oppure una suddivisione basata sui movimenti del nostro esercizio (quaternaria se sarà in un tempo binario/quaternario, ternaria se sarà in un tempo ternario, ecc.).

Questi movimenti ci aiuteranno a percepire il “tactus” ritmico del solfeggio, permettendoci di seguire un tempo prefissato.

Indicazioni agogiche

Ovviamente, come in ogni brano, ad inizio spartito avremo delle indicazioni agogiche ( i famosi largo, prestissimo, allegretto, ecc.) che ci indicheranno la velocità con cui dovrà essere eseguito l’esercizio.  Ogni indicazione agogica rappresenta una certa velocità metronomica, che dovrà appunto essere seguita durante l’esercizio attraverso l’utilizzo del nostro nuovo migliore amico: il metronomo.

indicazioni agogiche

 

Ricapitolando, per un buon solfeggio è indispensabile l’utilizzo del metronomo e una buona condotta del movimento della mano destra che ci aiuterà a non perdere il ritmo. Passiamo ora ad alcuni consigli pratici.

Batterista con una matita

Un caro maestro un giorno mi disse una cosa sacrosanta: il ritmo comanda. Fate di questa frase il vostro faro. Durante una lettura a prima vista, che vi potrà capitare in mille occasioni come esami, audizioni o addirittura serate, qualche nota potrebbe anche scapparvi (non siamo macchine), ma nel momento in cui ci troviamo davanti ad una figurazione ritmica che non conosciamo è impossibile proseguire.

È proprio per questo motivo che consiglio a tutti quanti di utilizzare il metodo “Dante Agostini volume 1″ per batteristi e percussionisti.

Non spaventatevi non dovrete comprare nessuna batteria. Il metodo consiste in alcuni esercizi ritmici, divisi per difficoltà ma soprattutto per differenza di figure ritmiche (terzine, quintine, settimine, di quarti, di ottavi, ecc.).

Per eseguirli vi basterà piazzare il vostro metronomo ad una certa velocità e praticare l’esercizio battendo colpi con una matita (in sostanza, andrete a fare un esercizio per batteristi utilizzando non le bacchette ma una semplice matita). La cosa, che potrebbe sembrare stupida inizialmente, in realtà vi aprirà un vero e proprio mondo a livello ritmico, e conseguentemente, figurazioni come l’ottavo puntato-sedicesimo o le duine risulteranno facilmente intuibili in ogni esercizio di solfeggio e, soprattutto, in ogni pezzo che andrete ad eseguire!

Studiare il tempo

Andiamo ora ad analizzare il vero e proprio solfeggio parlato. Il mio consiglio sull’approccio all’esercizio di solfeggio è quello appunto di studiare il tempo in partenza ed in seguito le note. Difatti, nel momento in cui avrete dei dubbi sul tempo di una battuta (ossia sul come suddividerla) vi consiglio propriamente di dividere la battuta tracciando dei segni a matita (esempio: se avrete dei dubbi in una battuta di quattro quarti con figurazioni ritmiche strane, vi basterà sapere che quella battuta dovrà per forza essere divisa in quattro quarti.

Contateli e scomponete con delle righe in matita la battuta. Una volta fatto,avrete ben chiaro quali saranno i quattro movimenti da svolgere e soprattutto, le note che dovranno essere solfeggiate in ogni movimento.

Una volta chiariti i dubbi ritmici si passa alle note.

 


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Studiare le note

Nel solfeggio endecalineo dovremo affrontare la lettura di due chiavi:

  • Chiave di Violino
  • Chiave di Basso

Per esse il mio consiglio è quello di impararle a memoria. Sono le due chiavi maggiormente utilizzate, di conseguenza sarebbe meglio conoscerle a menadito (sia per scopi esecutivi che, soprattutto, compositivi).

Nel setticlavio le cose si complicano. Qui, avrete la bellezza di cinque nuove chiavi, e gli esercizi consisteranno nell’alternanza di tutte quante e voi non dovrete fermarvi. In principio ammetto che potrebbe essere abbastanza traumatico ma non preoccupatevi. Le vie per il setticlavio sono due: o imparate a memoria tutte le chiavi (cosa difficile ma assolutamente non impossibile) oppure, da bravi studenti, utilizzate i cosiddetti “trucchetti”.

Oltre alle due già viste si aggiungono queste altre cinque chiavi:

  • Chiave di Soprano (do centrale sulla prima riga del pentagramma),
  • Chiave di Mezzosoprano (do centrale sulla seconda riga),
  • Chiave di Contralto (do centrale sulla terza riga,la chiave della viola),
  • Chiave di Tenore (do centrale sulla quarta riga),
  • Chiave di Baritono (do centrale sulla quinta riga).

solfeggio le chiavi principali

Queste chiavi sono utilizzate nella musica antica, ma conoscerle sarà un’arma in più (inoltre, strumenti come il contrabbasso e il violoncello leggono in alcune di queste chiavi, quindi strumentisti, imparatele!).

I trucchetti

I “trucchetti” si basano sul riconoscere la nota di una certa chiave rapportandola con una nota di un’altra chiave che ci è più consona. Ad esempio:

nella chiave di contralto il do centrale si trova sul terzo rigo. In chiave di violino su quel terzo rigo ci starebbe la nota SI. Se andiamo a notare,nello spazio successivo troveremo il do. Di conseguenza, la chiave di contralto può essere letta come una chiave di violino “una nota sopra”. La chiave di tenore è esattamente il contrario. Il do centrale si trova sul quarto rigo, dove in violino si troverebbe il re.Quindi in chiave di violino il do sarebbe esattamente “una nota sotto”. Le chiavi di soprano e baritono, ahimè, vi toccherà praticarle e conoscerle a memoria (anche se solitamente le linee melodiche degli esercizi di setticlavio non sono molto complicate).

Consigli pratici

Per quanto riguarda il solfeggio cantato consiglio, oltre alla pratica giornaliera degli esercizi, anche la pratica di cantare tutte le scale maggiori e minori.

Non vi sono trucchi, semplicemente bisogna allenare il nostro orecchio a riconoscere le note e soprattutto ad accostare il nome delle note al loro suono.

Questa pratica è molto utile per tutti i musicisti. Durante lo studio di un brano, immaginare le note che andremo ad eseguire ci permetterà di suonarle in maniera “cantabile”, dando al tutto un senso musicale. Per esempio, per un contrabbassista, cantarsi nella testa il do che sta per andare a suonare gli permetterà di suonare un do sicuramente più intonato e cantabile di un do preso un po’ “come viene”.

Le chiavi

Ecco quindi le chiavi che dovrete andare a conoscere durante lo studio del solfeggio: violino(sol), basso(fa) e chiave di do.

 

Chiave di violino

Chiave di Violino

Chiave di basso

Chiave di Basso

Chiave di do

Chiave di Do

 

Passione e determinazione

Abbiamo iniziato l’articolo ricordando appunto come il solfeggio sia una materia non molto gradita dai musicisti. Vorrei dare un piccolo consiglio al riguardo.

In tutta la musica vi troverete davanti a situazioni piacevoli e spiacevoli; anche nello studio del vostro strumento ci saranno sicuramente esercizi noiosi che non avrete per niente voglia di eseguire. Personalmente consiglio sempre di pensare alla finalità di ogni cosa. Un esercizio noioso, se pensato con il suo vero scopo potrebbe essere uno sprono per migliorarsi o per arrivare ad un determinato traguardo. Ricordo per esempio gli esercizi per l’arco (che tutti i suonatori di violino e company conosceranno), sono estremamente noiosi per me, ma se penso al fatto che mi permetteranno di avere una condotta d’arco eccellente mi auto-convinco della loro importanza e diventa una sfida personale riuscire ad eseguirli nella maniera corretta.

Lo stesso vale per il solfeggio. Esso non serve solamente per sapere leggere la musica (qualità che io reputo essenziale in un musicista), ma per mille altri scopi come la composizione e l’arrangiamento.

Vi consiglio per esempio di andare ad ascoltare un solo di uno dei vostri idoli musicali. Ad orecchio, provate a trascrivere l’assolo. È un esercizio inizialmente molto complesso ma che vi permetterà di sviluppare: orecchio, senso del ritmo e soprattutto la scrittura (che sarà corretta grazie alla conoscenza del solfeggio).

In tutti i vostri progetti musicali, il vostro cervello gioca una parte fondamentale. La passione e la determinazione vi faranno interessare anche nelle cose più noiose e complesse, rendendovi conseguentemente, dei musicisti al top!!

MUSICISTI BAND

 


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Giorgio Magistroni

Giorgio Magistroni

Diplomato al Liceo Musicale F.Casorati di Novara, prosegue gli studi di contrabbasso presso il conservatorio G.Cantelli. Polistrumentista, collabora come bassista elettrico in svariati progetti musicali (day of distance, Wildcards...) e come contrabbassista nel trio jazz Blue Mood Trio. Membro stabile dell'orchestra giovanile milanese Futurorchestra, ha all'attivo svariate collaborazioni cameristiche nell'ambiente classico. Appassionato di musica a 360 gradi, prosegue i suoi studi con finalità professionali.

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One thought on “Il mondo del solfeggio: Consigli pratici

  • Mi sono iscritto oggi e devo cormtimenlampi davvero per la seriete0 e la chiarezza (pifa chiaro di cosi non si puo) delle lezioni. Sugli intervalli trovo molta difficolta sui libri di teoria e con questa video lezione ho finalmente iniziato a capire.

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