Come si scrive una canzone

Dopo aver dato uno sguardo ai concetti di armonia e contrappunto, visti in un mio post precedente, che vi consiglio di leggere prima di questo se non lo aveste già fatto, cercherò di darvi ora alcuni consigli su come si scrive una canzone, mettendo in pratica quei concetti.

Dal pensiero alla realtà

Da quanto ho scritto in “Armonia e contrappunto: due modi di comporre” si può leggere tra le righe un mezzo per poter “sentire” la vostra idea, ovvero la vostra voce.

Infatti la vostra voce è il mezzo più diretto tra la vostra idea e il vostro orecchio.

È quasi comico che un’idea musicale debba uscire dal vostro cervello tramite la bocca e poi le mani e rientrarvi tramite l’orecchio, questo però è come funziona l’uomo e soprattutto l’uomo musicista.

In seconda battuta esistono altri due approcci per ascoltare la vostra idea:

  1. L’uso di uno strumento che sia il più versatile possibile: il pianoforte come il più versatile in assoluto e la chitarra a seguire;
  2. L’uso del caro buon vecchio spartito dove scriverete le vostre note.

Lo spartito

In genere tutti i grandi compositori storici, non avendo la tecnologia che abbiamo oggi, si ritrovavano con il loro strumento preferito, lasciavano andare le mani e la fantasia e scrivevano sullo spartito quello che gli veniva fuori.

Certi metodi seppur apparentemente antiquati sono sempre i migliori.

La tecnologia di oggi poi ci aiuta molto ad essere più produttivi, esistono molti software di notazione musicale ed è importante imparare un minimo a scrivere la musica.

Lo spartito magari non conterrà tutto il vostro pezzo nei minimi dettagli ma vi può servire comunque per avere degli appunti da parte da guardare in fase di stesura del brano.

Potete anche sfruttare la vostra DAW (Digital Audio Workstation) e registrare le informazioni MIDI di quello che state suonando, a patto che il vostro strumento permetta di esser collegato tramite cavo MIDI.

 

come si scrive una canzone

Stesura del brano

Nel mio precedente articolo sull’armonia e contrappunto abbiamo completato la parte iniziale, la parte in realtà più difficile perché è quella che più mette alla prova la vostra creatività e vi costringe a spremervi in ricerca della melodia che possa andare bene o dell’armonia che non suoni banale e scontata.

Abbiamo poi trasformato l’idea in realtà facendo qualche abbozzo sullo strumento e magari scrivendo su spartito o registrando qualcosa.

La vostra canzone però è tutt’altro che finita, una melodia infatti in genere si può dimensionare tra i 10 e i 30 secondi nei casi estremi.

Una melodia infatti risalta quando non è troppo lunga e soprattutto tramite una delle tecniche più usate nella musica, la ripetizione.

Esistono pezzi, soprattutto nella musica classica, in cui non si ha un tema vero e proprio che si ripete ma un tappeto orchestrale, un dialogo sempre diverso dall’inizio alla fine, che tuttavia sembra coerente e racconta qualcosa.

Comporre musica di questo tipo è estremamente difficile, richiede molta abilità, ottima conoscenza della teoria e un grande sforzo continuo lungo tutta la stesura.

Praticamente tutta la musica moderna invece si basa sulla ripetizione di un ritornello o di un tema che ricorre più volte durante lo svolgimento del brano.


Se questo articolo ti è utile, potresti condividerlo sui social network.
In questo modo allargherai la sua utilità ad altri e contribuirai a sostenere questo blog.

Grazie, ci aiuterai a far conoscere questo blog tramite il passaparola.


Struttura

La domanda che ora avrete in testa è: che me ne faccio della melodia che ho trovato? La ripeto dall’inizio alla fine? Ovviamente no, trasformereste qualcosa di interessante in qualcosa di noioso e ripetitivo.

Il primo passo che quindi dovete affrontare è la forma che vorrete dare al vostro brano, infatti avete una melodia ma non avete il vostro pezzo. Dovete quindi pensare alla storia che volete raccontare con il vostro pezzo o semplicemente la sensazione che volete trasmettere.

Una sensazione non è un qualcosa di statico, quando provate un sentimento intensamente, sebbene possa classificarsi con un termine che ne evidenzi il carattere, non permanete nello stesso stato a tempo indeterminato, ma vi muovete all’interno di quel sentimento, cioè siete preda di una sequenza di eventi che sono dello stesso genere ma non tutti uguali. Questo può darvi sensazioni di dolore o di gioia o altro ma in qualunque caso vi trasporta in situazioni che esulano al di fuori della vostra normale quotidianità. Il cercare proprio di fare questo spinge molti ad ascoltare la musica, essa infatti fa viaggiare l’ascoltatore e lo fa sbarcare su lidi mai visitati e in posti mai visti, soddisfa nell’immediato la sete di nuovo e di infinito dell’uomo. Perché queste dissertazioni filosofiche direte voi? Perché questo sta alla base della costruzione di un pezzo memorabile piuttosto che di qualcosa di mediocre e dimenticabile.

La struttura che infatti andrete a pensare sarà proprio lo scheletro di quello che succede quando provate emozioni forti, deciderete di far partire l’ascoltatore in un certo modo, di condurlo per una certa strada e di portarlo fino alla meta. Poiché questo tutorial vuole essere più generico possibile non darò indicazioni precise su forme di un certo tipo, infatti ogni genere musicale ha mire diverse e sebbene si possa dare di tutti la definizione che ho enunciato non si possono dare indicazioni più precise su come sviluppare un pezzo.

Certamente sarà sempre importante dare una sensazione di inizio, di svolgimento e di fine, altrimenti l’ascoltatore rimarrà insoddisfatto e non riuscirà a capire in che direzione vuole andare la vostra musica.

Per farvi capire meglio prenderò un esempio qualsiasi e vi mostrerò cosa intendo. Immaginiamoci di dover creare un pezzo di musica per un trailer di un famoso film di Hollywood, magari su qualcosa di apocalittico (molto frequente), la struttura potrebbe grossomodo essere questa:

  1. Inizio: sensazione di suspance e tensione estrema, minaccia incombente;
  2. Svolgimento: le cose peggiorano sempre di più, scene terrificanti o azione al cardiopalma;
  3. Finale: frase ad effetto, si lascia l’ascoltatore con il fiato sospeso e la voglia di saperne di più.

L’esempio è molto banale e classico ma rende l’idea, avete la melodia, avete la struttura, ora dovete procedere alla stesura vera e propria.

Studio Home MusicStesura

Darò per scontato che non avete un’orchestra a disposizione o dei musicisti privati o chissà cosa, ma userete la vostra DAW e i vostri fidati VST. Ovviamente questi metodi sono estendibili a qualunque realtà.

Dovete ora trasformare l’intenzione in musica e quindi scegliere gli strumenti e tutto ciò che è necessario per potervi esprimere. A questo punto però via via che componete il pezzo probabilmente non risulterà esattamente come volete voi, dovrete successivamente infatti dedicarvi a quelle che si chiamano rifiniture.

Anche in questo caso il da farsi dipende dal vostro approccio preferito, ma il consiglio che vi do è quello di dare una prima stesura di tutta la traccia, anche se molto approssimativa, avrete infatti finalmente trasformato in realtà la vostra idea. In questo modo poi potrete lavorare a “strati” (o layer) cioè ascoltare e riascoltare ogni volta sistemando, aggiungendo voci o ritoccando i punti che non vi piacciono e piano piano il vostro pezzo comincerà ad avvicinarsi alla versione definitiva.

Rifinitura

Scoprirete che la fase di rifinitura non è affatto breve o semplice, si tratta infatti di risolvere tutti i piccoli problemi che il vostro pezzo può presentare. Ad esempio potrebbero esserci punti in cui suona un po’ finto o magari transizioni troppo repentine e parti che faticano a stare insieme o che arrancano. Sta a voi, al vostro orecchio e alla vostra abilità ed intenzione sistemare tutti questi problemi nel modo migliore, il riascoltare ripetuto del brano vi aiuterà infatti a limare tutto ciò che è necessario. Nulla impedisce di fare anche ritocchi importanti al brano, come l’aggiunta di diverse battute o di strumenti o la rimozione di parti che non vi piacciono e così via.

Vi accorgerete poi che arriverà un certo momento in cui riascoltare il brano comincerà a pesarvi e farete fatica a concentrarvi. A quel punto sicuramente il pezzo sarà in uno stato pressoché definitivo ma è molto probabile che il vostro io musicale vi avverta che manca ancora qualcosa, il tocco finale, la scintilla che da la vita alla composizione. Non ci crederete ma anche una sola percussione messa nel punto giusto può radicalmente cambiare la vostra creazione e e la sensazione che ne deriva.

Far riposare l’orecchio

Il vostro cervello vi sta avvisando che è il momento di fermarsi, dovete lasciare da parte il pezzo e dedicarvi ad altro, dovete farlo “riposare”. Il tempo di attesa dipende da come siete fatti voi, il consiglio in generale che vi do è quello di aspettare almeno qualche giorno senza più rimettervi mano. Infatti il vostro cervello ha registrato ormai quella musica come completa, non è in grado di elaborare altro, ha bisogno di riposo e di avere il tempo di riorganizzare le idee. Vi è mai capitato di studiare qualcosa e non capirci nulla nonostante ci aveste perso molto tempo? Poi magari vi siete svegliati la mattina dopo e vi è sembrato tutto chiaro e limpido. Bene! Si tratta della stessa cosa.

orecchio musicaQuando vi sarete riposati potrete rimettervi al lavoro e vi accorgerete che quello che vi sembrava perfetto e meraviglioso non lo è più così tanto, darete così il tocco di classe e finalmente avrete il risultato nella vostra versione definitiva.

Se vi aggrada e lo ritenete opportuno nulla vi impedisce di ripetere questo processo di riposo anche più volte, finché non siete soddisfatti potete farlo. Attenti però che con il passare del tempo e l’eccessivo riproporsi di questa tecnica potreste andare fare troppe modifiche e cambiare radicalmente il vostro lavoro ottenendo tutto un altro risultato. Infatti è normale che vi sentiate quasi esauriti al termine di una composizione, il pezzo ormai vi sembrerà “vecchio” anche se sarete soddisfatti del lavoro. Ad un certo punto dovrete imporvi una fine e archiviare il tutto. La vostra musa ispiratrice è sempre al lavoro e ha necessità di essere dissetata, non sarete mai contenti e mai soddisfatti completamente, vorrete sempre fare qualcosa di nuovo e di migliore ma qui stiamo descrivendo l’uomo e una delle sue caratteristiche principali che vi ho già accennato, la ricerca dell’infinito.

Missaggio e mastering

Vale la pena menzionare anche altri due concetti estremamente importanti che non vi aiuteranno a capire come si scrive una canzone, ma saranno indispensabili per concludere un progetto musicale, il missaggio e il mastering.

Sono due processi importanti e necessari per ogni pezzo musicale. Sicuramente ci saranno articoli che le descriveranno in maggior dettaglio ma ne farò un breve accenno.

Il missaggio o mix è molto importante ed è opportuno farlo durante la stesura del brano, è la tecnica che si occupa del posizionamento degli strumenti nel panorama stereo e della loro importanza nella dinamica di tutta la traccia. Infatti sarà opportuno che si sentano bene tutti gli strumenti e nel modo che desiderate in base al tipo di musica che state facendo. Se non vi impegnerete anche su questo fronte non riuscirete ad ottenere il suono desiderato e il vostro lavoro ne soffrirà anche musicalmente.

Il mastering in genere è la fase finale ed è quella tecnica che mira a dare pienezza, volume, limpidezza e molto altro alla vostra traccia. Serve anche a far sì che il brano si possa sentire correttamente su ogni dispositivo di riproduzione e che quindi chiunque ne possa usufruire senza rischio di distorsioni o altri problemi. Anche questa tecnica è molto importante perché il vostro brano possa trasmettere la potenza e le sonorità che desiderate.

Detto ciò date libero sfogo alla vostra fantasia e buona composizione!


Rimani in contatto e ricevi gli aggiornamenti di CreareMusica.net:

  • Newsletter


    Ho preso visione e accetto le condizioni d'uso e l'informativa sulla privacy.

    Riceverai un'email per confermare la registrazione. Se non la ricevi controlla nello SPAM o nella "Posta indesiderata"

Daniele Garuglieri

Daniele Garuglieri

Scrivo musica per hobby, adoro la musica classica e quella orchestrale. Mi dedico a fare musica con il PC da molti anni e ho accumulato una certa esperienza in materia, c'è sempre spazio per crescere. Qui la pagina soundcloud con alcuni dei miei lavori.

Condividi su:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *