Le basi della composizione – Dal suono agli accordi

Chi desidera creare musica senza conoscere la teoria musicale potrebbe pensare che per comporre musica occorrano anni di studio in conservatorio e che sia necessario apprendere noiose nozioni tecniche.

Ma se semplifichiamo al massimo tutti i concetti di base e rimaniamo sul pratico, imparare le basi della musica e della composizione può diventare semplice e divertente.

Quanto segue è prevalentemente destinato a coloro che, sebbene desiderosi di intraprendere un percorso musicale, sentono di non avere tutti gli strumenti di base o, per lo meno, la conoscenza necessaria al raggiungimento del loro fine, cioè creare musica.

Verranno di seguito spiegati alcuni metodi che reputo utili per comprendere le basi della composizione.

Tastiera pianoforte

Basta veramente la comprensione di qualche concetto di teoria musicale per poter già iniziare a scrivere qualcosa, da un motivo melodico ad un ritmo.

Come mi disse il mio maestro:

“Non è necessario conoscere tutte le parole di un vocabolario di lingua straniera per poter iniziare a parlare in quella lingua.”

Dovrò però passare da alcuni argomenti cardine della teoria musicale come il suono e gli intervalli prima di iniziare a parlare di qualcosa di più succoso come scale e accordi.

Dunque, partiamo dall’inizio: definiamo il suono (senza scendere troppo nei particolari riguardanti la fisica delle onde, che verrà trattata in un altro articolo), naturalmente la più importante delle basi della composizione .

Il suono

Il suono è regolato da quattro importanti parametri:

Timbro

Indica la fonte che ha prodotto un suono, cioè lo strumento che l’ha emesso.

In fisica, il timbro si identifica con la forma dell’onda emessa da un corpo in vibrazione.

Altezza

Riconducibile alla posizione di una nota nel pentagramma, più questa nota si troverà in basso, più sarà grave; viceversa, sarà acuta.

A livello fisico si tratta di una differenza di frequenza di vibrazione: più la frequenza è bassa, più il suono corrispondente è grave e viceversa.

Intensità

La “forza” con cui viene emesso un suono.

In fisica, questa è l’ampiezza di oscillazione dell’onda sonora: più l’oscillazione del corpo che la emette è ampia (a parità di frequenza, quindi di altezza), più il “volume” del suono risultante sarà alto.

Durata

Nient’altro che il protrarsi del suono nel tempo.

Bene, ora sappiamo a grandi linee com’è fatto un suono.

Il sistema tonale

Il sistema tonale che viene spesso adottato nella Musica occidentale, la comprensione del quale è una delle più significative basi della composizione, deriva dal raddoppio di una data frequenza di vibrazione (questo equivale, data una nota con la sua frequenza, ad ottenere la stessa nota sull’ottava superiore) e dalla suddivisione in 12 parti dell’intervallo creato tra la nota di partenza e quella ottenuta col raddoppio: 12 frequenze, proprio quelle che si possono trovare tra un do e un altro do più a destra (o a sinistra!) su una tastiera: questi sono i semitoni.

L’intervallo

L’intervallo, in Musica, è la distanza tra due altezze ed è alla base dell’armonia.

Esistono intervalli semplici (tutti quelli che stanno entro l’ottava, compresa l’ottava) ed intervalli composti (che invece superano l’ottava).

Ogni intervallo può essere eccedente (o aumentato) o diminuito.

Negli intervalli di prima (o unisono), quarta, quinta e ottava si parla di intervalli giusti, tutti gli altri sono maggiori o minori.

Un intervallo viene classificato a seconda dei semitoni che conta al suo interno.

Banalmente, un intervallo è di terza se ci sono in tutto tre nomi di note diverse al suo interno: ad esempio do-mi è una terza (infatti ci sono tre note: DO-RE-MI).

Come distinguo, in questo caso, una terza maggiore da una terza minore? Guardo se le note agli estremi dell’intervallo sono alterate, cioè se presentano dei diesis o dei bemolli nel loro nome.

In questo caso (do-mi) ciò non accade, ho due note naturali, ma se avessi ad esempio do#-mi o do-mi bem., allora starei parlando di una terza minore. Parlerei ancora di terza maggiore se traslassi di semitono in alto o in basso l’intervallo di partenza, a patto di mantenere costante il numero di nomi di note nell’intervallo. Ad esempio, do#-mi# è ancora una terza maggiore, do bem.-mi bem. anche, mentre si-mi bem. è una quarta diminuita.

Posso ottenere intervalli di terza aumentata/diminuita, dilatando o restringendo di un semitono una terza maggiore/minore. Quanto appena detto vale per tutti gli intervalli armonici ad eccezione di quelli di prima, ottava, quarta, quinta.

Con gli intervalli giusti (prima, ottava, quarta, quinta, per ricordarseli basta tenere a mente 1845) la faccenda cambia di poco, poichè dilatandoli/restringendoli di semitono questi diventano aumentati/diminuiti, senza lo stadio intermedio maggiore/minore.

Le scale

Introducendo ora il concetto di “scala maggiore” siamo vicini alla trattazione pratica degli accordi.

La scala maggiore

Una scala maggiore è una successione ordinata di toni e semitoni che parte da una determinata altezza ed arriva alla stessa altezza un’ottava sopra. La capacità di utilizzare il materiale di una scala è alle basi della composizione e, in questo articolo, verrà solo accennata per poi essere chiarita successivamente.

Gli intervalli in sequenza sono (T per tono e ST per semitono): T – T – ST – T – T – T – ST  ascendendo, cioè suonando le note dalla più grave alla più acuta. La successione va invece percorsa al contrario dal do di arrivo a quello di partenza scendendo. Il concetto di ascesa e discesa nelle scale tornerà utile tra poco.

scala maggiore

Scala DO Maggiore

Se prendiamo come esempio la scala di  do maggiore alla tastiera ci accorgiamo che i semitoni sono soltanto tra mi e fa e tra si e do, e che la scala è suonata solo sui tasti bianchi.

mifa-sido

La presenza di semitoni in una scala maggiore si verifica unicamente tra terzo e quarto grado e tra settimo e ottavo grado: ogni altro intervallo tra gradi congiunti della scala è di tono, quindi di seconda maggiore (il semitono è una seconda minore se le note agli estremi hanno nomi diversi, è invece una prima eccedente se le note hanno lo stesso nome ma una di esse è alterata diversamente).

Una scala può naturalmente essere composta qualunque sia la nota di partenza.

 


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Le scale minori

Un breve discorso sulle scale minori più utilizzate.

Una scala maggiore differisce dal suo corrispettivo minore per la sequenza di toni e semitoni di cui è composta.

Le due scale minori che solitamente vengono studiate da chi studia strumenti a tastiera sono quella minore armonica e quella minore melodica, entrambe molto caratteristiche:

La scala minore armonica

Come la scala maggiore, non varia dall’ascesa alla discesa: le note da suonare sono sempre le stesse ma compaiono in ordine inverso. La successione di toni e semitoni per costruire una scala minore armonica (ascendente) partendo da una nota qualsiasi è T – ST – T – T – ST – T – ST. La sua principale caratteristica è il tono e mezzo (una seconda eccedente) tra sesto e settimo grado: molti concordano sul fatto che questo intervallo ricordi, nel contesto minore armonico, le melodie del Medio Oriente.

Scala minore armonica

Scala minore armonica

La scala minore melodica

È, a differenza delle due appena trattate, diversa tra ascesa e discesa.

La sequenza di toni e semitoni è quindi la seguente:

(ascendendo) T – ST – T – T – T – T – ST (sulla tastiera partendo da sinistra verso destra)

Scala minore armonica ascendente

Scala minore armonica ascendente

(e discendendo) T – T – ST – T – T – ST – T (sulla tastiera partendo da destra verso sinistra)

Scala armonica discendente (o naturale)

Scala armonica discendente (o naturale)

La scala minore melodica discendente è uguale alla scala minore naturale e nella tonalità del LA non presenta tasti neri (nessuna alterazione).

Ci sono poi le scale antiche ma, sebbene molto interessanti, le reputo uno strumento poco utile per chi vuole cominciare a masticare un po’ di teoria musicale e soprattutto poco utile a preparare il terreno per parlare di accordi.

La buona comprensione delle tre tipologie di scale appena spiegate costituisce una delle solide basi della composizione.

Gli accordi

Possiamo ora arrivare alla costruzione di un accordo sia dalla direzione degli intervalli sia da quella della scala. Quest’ultima è a mio avviso più semplice, quindi partirei da qui.

Un accordo è una triade di note, cioè è costituito da tre altezze diverse suonate al contempo chiamate, dalla più grave alla più acuta, fondamentale, terza e quinta (le ultime due non sono altro che i nomi degli intervalli che creano con la fondamentale, senza ulteriori informazioni sul tipo di intervallo).

Queste tre altezze sono rappresentate dal primo, terzo e quinto grado della scala che ha come tonica (cioè al primo grado, la prima nota che si suona per eseguire una scala ascendente) la fondamentale dell’accordo che voglio costruire, cioè la nota di altezza minore tra le tre della triade se riduciamo la tastiera ad un’ottava.

Inoltre, a seconda del modo dell’accordo (maggiore-minore) dovrò collegarmi al discorso della rispettiva scala.

Accordi maggiori

Ad esempio, un accordo di do maggiore si costruirà su primo, terzo e quinto grado della scala di do maggiore, quindi l’accordo sarà composto dalle note (in ordine, sull’ottava, dalla più grave alla più acuta): do, mi, sol.

Accordo di DO maggiore

Accordo di DO maggiore

Accordi minori

Un accordo di do minore si può estrarre sia dalla scala minore con lo stesso procedimento visto per la scala maggiore oppure in un modo ancora più semplice: alterando con un bemolle (in parole povere, abbassando di un semitono) la nota centrale dell’accordo, cioè la seconda. Quindi un accordo di do minore sarà composto dalle note do – mi bemolle – sol.

Accordo di DO minore

Accordo di DO minore

Analizzando un po’ più a fondo questi due accordi e generalizzandoli (non parlando più, quindi, di accordi di do ma di accordi in generale) possiamo andare a vedere quali sono gli intervalli tra le note dell’accordo prese per coppie.

Notiamo che in entrambi i casi la fondamentale e la quinta formano un intervallo di quinta giusta (DO-SOL) e che fondamentale/terza (DO-MI) e terza/quinta (MI-SOL) formano delle terze.

Nell’accordo maggiore, la terza alla base è maggiore (DO-MI distanti due toni) mentre l’altra è minore (MI-SOL distanti un tono e mezzo).

Nell’accordo minore, invece, la natura delle due terze si inverte: minore alla base (DO-MI bemolle) e maggiore tra terza e quinta (Mi bemolle-SOL).

Accordi aumentati e diminuiti

Come per gli intervalli, anche gli accordi possono essere aumentati o diminuiti: un accordo aumentato è costituito da due terze maggiori sovrapposte (DO-MI e MI-SOL#).

Accordo di DO aumentato

Accordo di DO aumentato

Uno diminuito ne presenterà invece due minori (DO-MI bemolle e MI bemolle-SOL bemolle)

Accordo di DO diminuito

Accordo di DO diminuito

 

Come per le scale, la costruzione di un accordo può avvenire scegliendo uno qualsiasi dei 12 suoni di un’ottava come fontamentale.

Il metodo di creazione di accordi con le terze è, a mio avviso, più rapido rispetto a quello di estrazione da una scala.

Le quattro tipologie di accordi sono una delle più importanti basi della composizione e la loro comprensione deve essere chiara.

basi della composizione gli accordi

Accordi maggiori e minori

Ora il lettore può iniziare a creare qualche sequenza di accordi, anche se questi verranno contestualizzati in un prossimo articolo. Verranno affrontate altre basi della composizione come tonalità, accordi in funzione della tonalità e un po’ di armonia a quattro voci.

 

 


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Lorenzo Rossi

Lorenzo Rossi

Studente di Composizione presso I.S.S.M. "Guido Cantelli" di Novara e di Fisica presso Università degli Studi di Milano. Mi sono avvicinato da poco al mondo della Musica al computer e la trovo una validissima opportunità di espressione per ogni aspirante musicista di (quasi) ogni genere. Non sono né un esperto né un maestro ma cercherò di dare una mano a chi ne ha bisogno con quello che so e con l'esperienza che ho avuto, così come è stata data una mano a me quando ho avuto i miei dubbi.

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5 Commenti su “Le basi della composizione – Dal suono agli accordi

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